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La caccia

 LA CACCIA

La beccaccia è uno degli uccelli più cacciati, praticamente in tutta la parte occidentale del suo areale e lungo le rotte migratorie; inoltre anche per un lunghissimo arco di tempo: grosso modo da luglio a maggio, in un Paese o nell'altro!

E' sintomatico che già nel 1806 Diezel (Hoffmann, 1887) ebbe a dire: "In trenta-quaranta anni non ci sarà più una sola beccaccia!", mentre oggi, dopo quasi due secoli, ce ne restano ancora certamente alcuni milioni.

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La beccaccia come una "morosa"

Quando mi trovo con persone che non sono né cacciatori né cinofili e viene fuori il discorso caccia, glisso, faccio finta di niente, non ho voglia di mettermi a spiegare perché vado a caccia con il cane anche perché capisco che le motivazioni dei cacciatori a volte siano indifendibili.

Una passione come la nostra, con alcuni aspetti non del tutto razionali, non è facile farla comprender a dei profani. Però a volte quando il mio interlocutore è una persona a cui tengo particolarmente e credo che mi possa capire senza equivoci uso una metafora che spesso funziona.

La caccia non è né un hobby né uno sport, ma una vera e propria passione. L’unica passione che tutti (almeno spero) almeno una volta nella vita hanno provato è la passione amorosa. Sì, uso l’innamoramento per far comprendere la componente irrazionale della nostra attività. Perché solo questo particolare stato emozionale può spiegare certi comportamenti che alle persone “normali” appaiono illogici.

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“L’importanza dei segni”

Nella mia famiglia nessuno andava a caccia, per fortuna il bar gestito da mio padre era frequentato da molti cacciatori, quindi fin da bambino ascoltavo i racconti più o meno “infiocchettati” ai tavolini del bar sperando che qualcuno al mattino mi prendesse su con lui. Il primo ad avere compassione fu “Sor Gildo”, direttore di banca in pensione; una zoppia lo aveva costretto a ripiegare per la caccia d’appostamento, ma era stato un gran cacciatore da penna, uno dei primi a possedere un cane da ferma di razza pura (setter). Io gli portavo le gabbie dei richiami (avevo 7 anni) dalla macchina al capanno, in cambio lui mi faceva sparare con il “28” agli isolati mentre quando erano più di uno facevamo le coppiole (uno, due, bum); nell’attesa mi parlava di quando da giovane cacciava le starne con il suo cane.

Poi anche “il Fattorone” decise che potevo andare con lui alla lepre, quindi di fianco a questo omone speravo che a seguito della canizza comparisse l’orecchiona che il Fattorone invariabilmente padellava (era lontana, le cartucce bagnate, ecc.). Anche questa esperienza non mi entusiasmò. Quello che sognavo era andare con la squadra dei pennaioli più importante del bar che era composta dai Pistocchi (Renato e Anselmo), Gianni da Stern (starna) e “la Menga”. Questi vantavano i cani migliori e cacciavano starne fino al 20 ottobre poi solo beccacce.

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